domenica 16 agosto 2015

Andando Giocando Arrampicando

Tutto iniziò da bambino quando con la nonna salivo i sassi, con il mio grande amico Gek scoprivo i boschi e con il babbo mi tuffavo dagli scogli.
Poi venne la scoperta del mondo alpinistico vero e proprio.
Con Luigi iniziammo un'esplorazione in punta di piedi animata da passione e umiltà, lui mi fece scoprire la Val di Mello; con il Tito mi trovai a girare per le grandi montagne, lui mi diede una visione più completa di ciò che è l'Alpinismo; con David iniziai ad incastrare davvero, lui mi insegnò a stare nella natura. Tra i grandi miti a cui mi ispiro -sono tanti- ne cito tre: Dean Potter perché le sue azioni rispecchiano un ideale di perfezione che adoro e perché lo considero il mio maestro nella Via del Corvo, Marco Pedrini perché non si prendeva troppo sul serio e perché era ticinese, Mark Twight perché credo fermamente in molte sue parole e perché è un ribelle. Ci sono anche tanti altri miti non montanari che mi danno forza: Seneca perché la sua Dottrina Morale illumina con chiarezza divina la Via, Bruce Lee perché eleva con fede incrollabile la qualità sulla quantità, Henry V per la sua frase perfetta: "All things are ready if our minds be so!"

Considero l'arrampicata senza corda un'attività formativa e sana oltre che estremamente affascinante (e naturale). Scalare senza interruzioni e senza sicurezze è come guardare un horror (il mio genere preferito) senza censura e senza fine primo tempo!
Raggiungere la quiete attraverso una solida fiducia in sé stessi è ben diverso dal perseguire uno stato di calma derivante da agenti esterni quali il socio, le protezioni, la corda e la possibilità di sbagliare.

Il male che più affligge l'umanità è forse l'avidità, essa è alimentata dalla volontà di avere che si oppone alla volontà di essere.
Nello stato di bambini si vuole fare più che aver fatto mentre nello stato di adulti si tende a preferire l'aver fatto al fare. Lao-Tse dice che la via del fare è l'essere. Per Essere bisogna prima conoscere sé stessi, una grande fiducia è necessaria per la scoperta di sé e di sé nel mondo.

Voglio aver fatto vie da mettere nel curriculum per imbastire una maschera di me stesso oppure voglio fare vie per conoscere me stesso?
La scalata solitaria è qualcosa di intimo. Certe volte è bene sfogarsi con gli amici, altre è bene fare due passi soli con i propri pensieri.
Mettere una protezione significa frenare la ricerca interiore, quando si raggiunge un punto caldo si tende a fuggirlo invece che affrontarlo. Questo comportamento deriva dall'abitudine che abbiamo di vedere le cose attraverso il "se" invece che il "come". Esempio: ce la farò? Fallimentare perché si include automaticamente la possibilità di non riuscita; come ce la posso fare? Costruttivo perché incanalo tutta la mia energia nelle possibilità di riuscita. Esempio arrampicatorio: scalando Oceano con la corda ho sempre salito le fessure in dulfer infilando un friend nei passi più incerti mentre con la salita da solo e quindi con una predisposizione mentale non basata sul "se" (cadere sarebbe sconveniente...) ma sul "come" ho spazzato via l'incertezza salendo in incastro ed ecco che il gioco è fatto. Mettere una protezione significa perdere per un attimo la fiducia in sé stessi.
Nell'ambito dell'arrampicata ci sono alcuni presupposti che vanno rispettati per far sì che il tutto quadri: accettazione dei pericoli oggettivi, stato psicofisico personale ottimale, buone condizioni generali dell'ambiente, accettazione della morte.

L'aderenza rispetto agli altri stili di salita funziona un po' allo stesso modo, non offre mai grandi prese da strizzare bensì richiede fiducia nei piedi infatti è considerata una scalata psicologica.
Penso che sopperire a mancanze interiori con artifici esteriori sia fallimentare, noioso e asettico; mi piace ciò che stuzzica la mente e giocare all'avventura è la cosa più bella.

L'ingaggio sgaggia.

Colonna sonora per queste salite intime: Django, Manu Chao, Paul Kalkbrenner, Iron Maiden, Eminem, Supreme NTM, Sexion d'Assaut.


La strategia è oltre le tecniche.
La tecnica è oltre gli strumenti.
Uno. Due. Diecimila.

"L'addestramento non finisce mai"
Yamamoto Tsunetomo

"Non si dovrebbe risparmiare la propria vita né qualsiasi cosa a cui si attribuisce un valore"
Hojo Shigetoki

"L'importante è non prendere abitudini"
Jacek Palkiewicz

"Avventura è il caso che ha del singolare o dello straordinario; l'impresa pericolosa che attrae con il fascino del rischio che comporta"
Jacek Palkiewicz

"Quello che facciamo non viene mai compreso, ma sempre e soltanto apprezzato o disprezzato"
Friedrich Nietzsche




Con Afra, Mamma e Babbo a Varallo prima di riprendere il cammino verso il mare




















Con gli amici di sempre













Bodenschaff
















Bisognerà visitar La Pedriza...





degrado

















Con il mio amico Nicolas

Luna nascente














Polimagò




Il risveglio di Kundalini










El escalador fotonico... grazie Nic !





















amplesso complesso






David ha visto la volpe e se la mangia... per me ancora digiuno

Patabang


Bregolana



Seguendo i comandamenti dei vecchi alpinisti



Oceano Irrazionale







Parkour Livincina

Alkekengi





Geb Spez Soldat Jonas Maschiene Alleman

















Antonio Gennari, pittore vigezzino

Trovare l'equilibrio è importante e bello




Giocare arrampicando o arrampicare giocando?



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sempre a giocare

kundalunato


Solo camminare ma farlo bene



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